Distrattori tratti da corpora di apprendenti di italiano L2/LS

Carla Marello (2009), Distrattori tratti da corpora di apprendenti di italiano LS/L2,  in Elisa Corino, Carla Marello ( a cura di) VALICO. Studi di linguistica e didattica, Guerra, Perugia, pp. 177-193

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[Estratto da pagg. XX-YY]

Quando si allestisce un corpus di apprendenti avendo in mente non solo di contribuire agli studi linguistici sulle varietà di apprendimento ma anche di approfondire le possibili ricadute dell’uso di quel corpus nella linguistica applicata all’insegnamento, la produzione di esercitazioni a partire dai materiali raccolti appare come una delle prime strade da percorrere. In questo contributo saranno trattate le varie fasi e i molti aspetti – teorici, metodologici e pratici – di un nascente progetto applicativo che, a giudicare dalle prime sperimentazioni, appare fruttuoso. […]
È abbastanza evidente a chi si occupi di analisi degli errori quanto valido sia come spunto, ma è altrettanto chiaro quanto complesso sia approdare da un enunciato autentico con errori a un esercizio valido. […]
Gli errori che si trovano negli enunciati veramente prodotti dagli apprendenti sono talvolta così complessi che è difficile capirne l’origine. Ci sono gruppi di ricerca che hanno predisposto corpora elettronici di apprendenti annotati per tipo di errore, e altri, più orientati alla linguistica acquisizionale, che hanno cercato di descrivere gli errori lasciando più possibilità aperte. Il gruppo di ricerca che ha allestito VALICO fin dall’inizio non ha previsto la catalogazione degli errori fra le annotazioni, mentre ha annotato le autocorrezioni degli apprendenti, e ha studiato (e studierà ancora) con interesse gli errori di etichettatura per parti del discorso dell’annotatore stocastico TreeTagger alla prese con varietà di italiano non standard (cf. Barbera 2007, Allora, Marello 2008).
[…]

Ebbene non c’è niente di meglio che provare a costruire distrattori ben fatti per un test a scelta multipla destinato ad apprendenti di un certo livello: obbliga a mettere a fuoco i piani su cui muoversi, a esplicitare quali sono gli errori gravi. Anziché offrire un’annotazione degli errori all’interno del corpus elettronico abbiamo dunque preferito trattare i tipi di errore indirettamente, attraverso la loro descrizione, il confronto a fini di riflessione grammaticale, l’attribuzione di un diverso punteggio alle scelte sbagliate.
Dalle esperienze di questi anni per intanto sono emerse una serie di considerazioni riassumibili nei seguenti punti:
– l’enunciato con errori non può di solito essere utilizzato direttamente come distrattore
– la formulazione degli altri due distrattori in un esercizio con quattro scelte è delicata ed è bene giovarsi dell’aiuto di docenti esperti
– la collaborazione fra un linguista parlante nativo di italiano e un docente bilingue che conosce la lingua madre degli apprendenti è irrinunciabile, specie se si vogliono cogliere le interferenze e i covert error
– la spiegazione del perché una scelta non è giusta ma è più o meno sbagliata di un’altra trasforma il test a scelta multipla in una lezione di morfosintassi, e, volendo, ma solo a livello B1 e oltre, di varietà diamesiche, diatopiche, diastratiche dell’italiano
– la scelta della lingua in cui formulare le spiegazioni è cruciale soprattutto in situazione di autoapprendimento e perciò sperimentazioni con discenti di diverso profilo sono indispensabili
– le spiegazioni per formare docenti di italiano LS possono avere una diversa natura rispetto a quelle per gli studenti, arricchirsi di considerazioni sulle fasi di interlingua o sul ruolo dell’interferenza
– attribuire un punteggio anche alle risposte sbagliate cambia la natura del test a scelta multipla, lo avvicina alla filosofia del test a selezione multipla e ne esalta l’uso come test in itinere.

2. Scelta multipla: dagli enunciati artificiali a quelli quasi-naturali
I distrattori di un test a scelta multipla non dovrebbero mostrare più di un tipo, al massimo due, di errore per volta: se stiamo verificando conoscenze morfologiche di accordo, per esempio, non dovremmo distrarre i discenti con enunciati che manifestano anche errori di sintassi relativi all’ordine dei costituenti; se intendiamo verificare la conoscenza della sintassi, i distrattori dovrebbero contenere un lessico conosciuto. Vediamo un esempio con distrattori studiati a tavolino, di quelli che si trovano di solito nei manuali:
[1] Quali sono le frasi corrette?
a. Il bus fermare. b. Il bus ferma. C. Il bus fermasi. d. Il bus si ferma.
L’esercizio [1] è un test a scelta multipla con una domanda però “Quali sono le frasi corrette?” che induce a pensare vi sia più di una risposta corretta. Non è un buon test a scelta multipla perché presenta un distrattore discutibile. La scelta b, infatti, divide i parlanti nativi: per alcuni è grammaticale, per altri è innaturale nella sua brevità ed accettabile solo come risposta a una domanda, come parte ellittica di una frase più ampia (ad es. alla domanda “Il bus ferma a Porta Susa?” si risponde “ Il bus ferma, la metropolitana pure”). Sarebbe quindi un test con risposte troppo brevi e si presterebbe a contestazioni, evitabili se le scelte avessero tutte anche l’indicazione di dove il bus ferma.
Partendo da enunciati veramente prodotti è meno facile correre il rischio di proporre scelte innaturali per cui è necessario immaginare contesti d’uso particolari.
[…]

La morale che si può ricavare dall’esame di questi due esempi è: a) gli errori che si trovano nei testi degli apprendenti investono più piani e sono raramente adatti ad entrare inalterati in un test a scelta multipla, b) gli enunciati sbagliati ma veramente scritti ci indicano la via per proporre distrattori più naturali di quelli che troviamo talvolta negli eserciziari dei manuali, c) la naturalezza e la complicatezza degli enunciati ci devono far riflettere bene, a monte, sull’opportunità di usarli come spunto per la costruzione di un test a scelta multipla che ha regole piuttosto rigide, soprattutto se usato come prova di conoscenze morfosintattiche.

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