Il referenziale per la lingua italiana e l’apprendimento del lessico

Carla Marello (2009), Il referenziale per la lingua italiana e l’apprendimento del lessico, in Spinelli B., Parizzi F. (a cura di), Profilo della lingua italiana. Livelli di riferimento del QCER A1, A2, B1, B2, La Nuova Italia, Firenze, pp. 165-172.

Molti fra i non addetti ai lavori continuano a pensare che sapere una lingua significhi conoscerne le parole. Costoro scorrendo le liste di parole che fanno da referenziali per il lessico italiano lingua straniera non avranno, a prima vista, un’impressione di gran ricchezza. Dopotutto a livello A1, diciamo dopo un corso da 60 ore, si propone come punto di riferimento un patrimonio lessicale di 484 significanti, che vanno dalla preposizione a alla parola zucchero; a livello A2, cioè all’incirca alla fine di un corso di lingua da 120 ore, si propone un patrimonio lessicale di 1034 parole, cioè tutte quelle del livello A1 più altrettanti. A livello B1 le parole sono 1532, a livello B2 raggiungono il numero di 2073.

Abbiamo detto parole, ma sarebbe più giusto dire significanti, perché gli elementi delle liste lessicali possono avere degli omonimi e la maggior parte sono polisemici. Dalla lista non si può capire quale dei molti sensi attribuibili ai significanti vanno insegnati per primi. […] Per esempio, trovando via nella lista del livello A1 potrei non sapere se è l’avverbio della frequente, e dunque plausibile a livello iniziale, locuzione verbale andare via o il sostantivo di Via Verdi. […]

Tornando ai numeri, i non addetti ai lavori pensano di solito che 2000 parole dopo le circa 400 ore di studio fra lezioni frontali, laboratorio linguistico e studio autonomo che il B2 comporta, siano poche; a costoro gli addetti ai lavori fanno notare che duemila parole è la soglia internazionalmente fissata per il lessico attivo degli studenti, cioè per il lessico che devono saper usare, non solo capire. […]

Volendo adottare la nozione di parola come unità lessicale per cui l’unione del significante pianta con il significato “albero” è un’unità e l’unione del significante pianta con il significato “mappa” è un’altra unità, vediamo che a questi 2073 significanti corrisponde un numero ben più alto di unità lessicali, anche senza andare a cogliere i significati specialistici di parole come campo, vaso, foglio o volta. […]

Nei contributi di Parizzi su lessico e liste di frequenza e di Parizzi e Spinelli in questo volume si discute di questi numeri e della scelta dei vocaboli in relazione a quelli calcolati e scelti per i parlanti nativi da De Mauro per il suo Vocabolario di base. Sottolineiamo qui con soddisfazione il fatto che la scelta delle parole sia anche basata sul corpus costituito da produzioni scritte e orali dei candidati agli esami per l’ottenimento del CELI (Certificato di Conoscenza della Lingua Italiana). Far ricorso a questo corpus permette di avere una suddivisione per livelli in relazione ai diversi progressivi gradi di certificazione.

In ambito italiano gli studiosi finora potevano consultare una lista lessicale “elementare”, suddivisa per livelli, stilata a partire da un corpus scritto (5000 temi) di alunni italofoni della scuola elementare italiana. Si tratta del Lessico elementare di Marconi, Ott et al. (1993), costituito dalle 6095 parole più frequentemente usate nei testi scritti da e per i bambini a partire dallo spoglio di circa un milione di parole. […]

Le 2000 parole di lessico fondamentale di De Mauro coprono il 95% dei discorsi che gli Italiani pronunziano, scrivono e leggono e nel suo contributo Parizzi ha messo in luce come i referenziali abbiano una significativa coincidenza con la lista delle parole fondamentali. […]

De Mauro sostiene che con altre 3000 parole frequenti, cioè con 5000 parole, copriremmo il 99% dei testi. Con altre 2000 parole non frequenti, ma di alta familiarità (o disponibilità, come viene a volte detta), raggiungeremmo le 7000 parole da produrre e da capire che si possono offrire a uno straniero adulto e colto come “traguardo da raggiungere nei corsi più avanzati e complessi”.

Un discorso diverso andrebbe fatto per il lessico ricettivo che ovviamente s’allarga in modo molto imprevedibile a partire dal momento in cui lo studente straniero si sente abbastanza forte da cercare le proprie letture e le proprie conversazioni al di fuori di quelle affrontate nel corso di lingua. Il DAIC offriva 13.000 parole (oltre le 7000 sopra accennate) frutto dello spoglio di testi scolastici delle varie discipline. L’insegnante che volesse avere delle liste di referenziali ricettivi potrebbe prendere come base queste 13.000.

Sulla scorta di Bettoni (2001) i fattori che influenzano l’apprendimento del lessico vengono distinti in esterni e interni alla lingua. […]

Dal Negro ha mostrato anche per l’italiano come “nelle fasi iniziali dell’apprendimento è positivo considerare le lingue da apprendere non come completamente nuove, ma come in parte già note: ciò è molto motivante e permette di affrontare fin da subito temi anche complessi” (2008, p. 599). Studi come quelli raccolti in Bach, Brunet, Mastrelli (2008) non sono validi soltanto per le lingue romanze, possono essere allargati anche alla parte di derivazione francese del lessico inglese e al lessico dotto delle lingue germaniche, tanto è vero che, come osserva appunto Dal Negro fra i tedescofoni del suo esperimento, “le persone che non hanno mai studiato l’italiano riconoscono le parole indipendentemente dalla loro frequenza” (2008, p. 605).

Poiché il Profilo deve servire in linea di principio a studenti di tutte le parti del mondo, nel selezionare i referenziali non si è tenuto conto delle somiglianze fra lingue, nel senso che sono entrate le parole utili sulla base delle nozioni e delle funzioni.

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