Trovare le parole. I risultati di un sondaggio online tra studenti delle scuole secondarie italiane

Carla Marello, Cristina Onesti (2021), Trovare le parole. I risultati di un sondaggio online tra studenti delle scuole secondarie italiane, in Caruana S., Chircop K., Pace M., Vassallo Gauci P. (a cura di), Politiche e pratiche per l’educazione linguistica, il multilinguismo e la comunicazione interculturale, Atti del Congresso DILLE Malta 2019. Studi sull’apprendimento e l’insegnamento linguistico (SAIL), Università Ca’ Foscari, Venezia, pp. 199-210.

TESTO COMPLETO

[Estratto da pagg. 199-202, 204-209]

Questo lavoro illustra i risultati di un’indagine in rete – somministrata nel 2017 a più di 1.500 studenti delle scuole secondarie di II grado italiane – volta ad esplorare le modalità di ricerca di parole in lingue straniere (e parzialmente anche in L1). Il focus sulle difficoltà che i teenager incontrano nel cercare il significato di una parola o di un’espressione punta ad offrire un quadro più chiaro delle strategie selezionate con maggiore frequenza nella fruizione o nella traduzione di testi in LS.

La ricerca empirica sull’uso dei dizionari ha visto un notevole sviluppo nell’ultimo trentennio […].

[Nel] nostro sondaggio [abbiamo proposto] un questionario online, dove abbiamo evitato di menzionare nel titolo la parola ‘dizionario’. Esso non nasce infatti da una ricerca specificamente legata all’ambito dictionary use, ha piuttosto preso le mosse da due elementi:

  • le considerazioni che ci arrivano dai docenti di italiano L1, che spesso lamentano l’incapacità o la difficoltà da parte degli studenti nel consultare dei dizionari quando hanno bisogno di comprendere o redigere un testo;
  • l’osservazione di utenti giovani e meno giovani nell’uso quotidiano dello smartphone per cercare un significato o una traduzione. […]

Nell’Empirical Research Into Dictionary Use su scala internazionale molto resta da fare dunque, secondo Welker (2013), soprattutto rispetto al numero ridotto di informanti, ad un mancato controllo di tutte le variabili in gioco o alla mancanza di analisi statistica. L’odierno approccio facilitato agli smartphone e ad applicazioni come Google Forms permette di raggiungere in poco tempo un ampio campione di intervistati.

A partire dal notevole lavoro di ricerca empirica attestato in letteratura, grazie anche a nuove tecnologie che l’hanno supportata, possiamo dire che l’uso e gli utenti di dizionari sono ormai meglio conosciuti di quanto riportato da Bogaards (2003). Tuttavia è stato da più parti rilevato quanto sia importante analizzare anche i contesti d’uso dei dizionari […].

Müller-Spitzer (2014, 121) osserva che ottenere dati empirici su tali contesti d’uso è complesso ed impegnativo. Metodi discreti, come l’analisi dei log files, non sono in grado di mostrare quali sono i contesti che portano a una consultazione del dizionario, per es. per quale motivo si sta producendo un testo. […]

Sapevamo che i dizionari cartacei non sono più utilizzati durante i viaggi, nemmeno quelli tascabili, poiché è possibile risolvere un dubbio semantico semplicemente digitando su Internet il «significato della parola X» o la «traduzione di Y nella lingua Z». Tuttavia, nell’esplorare il comportamento dichiarato degli studenti della scuola secondaria, volevamo capire se sono consci del fatto che Internet offra loro anche delle risorse lessicografiche. Non abbiamo chiesto direttamente: «Usi un dizionario quando…?», abbiamo bensì prospettato una situazione che può implicare l’uso di un dizionario.

Abbiamo inoltre voluto differenziare tra uso a scuola e al di fuori della scuola, per stimolare gli intervistati a cogliere ciò che fanno (o dichiarano di fare) per accontentare l’insegnante e ciò che fanno in contesti extrascolastici.

Le modalità di diffusione e compilazione del sondaggio – che è stato progettato per essere compilato su smartphone in non più di 10 minuti – hanno condizionato la tipologia di domande, che sono nella stragrande maggioranza a scelta multipla: le risposte prestabilite erano basate sia su esperienze precedenti, sia su quanto ci premeva primariamente appurare e cioè:

• la consapevolezza dell’esistenza di determinati strumenti lessicografici;

• le strategie per ‘trovare le parole’ oggi, smartphone alla mano.

Cosa succede in caso di mancata comprensione al di fuori della scuola? Se i ragazzi non capiscono qualcosa ascoltando programmi TV o radio, canzoni o altro nel Web, mostrano sostanzialmente due strategie: la ripetizione (‘Ascolto più volte finché non capisco’, 698 studenti) e l’aiuto di Google per disambiguare i sottotitoli (‘Se ci sono i sottotitoli cerco la parola in Google’, 621 studenti). 991 di loro non mandano ‘mai il pezzo non capito a un amico per avere un aiuto’; il 26% usa ‘spesso’ il dizionario online di WordReference, il 21% ‘qualche volta’. 696 intervistati rispondono di consultare un dizionario cartaceo per cercare la parola non nota.

Abbiamo posto una domanda analoga per la lingua italiana («Fuori dalla classe cosa fai SE NON CAPISCI qualcosa IN ITALIANO mentre leggi o ascolti trasmissioni o altro registrato e/o in rete»).  […]

In merito alla comprensione scritta, il quesito: «Fuori dalla classe cosa fai SE NON CAPISCI qualcosa IN LINGUA STRANIERA MENTRE LEGGI un giornale o un libro o un testo in rete?» […] Quando cerchi in rete una o più parole straniere e ottieni molti siti ma non quello che ti serve capire, come fai?

Da una prima panoramica emerge come al target intervistato càpiti di produrre testi scritti o discorsi orali in LS soprattutto durante il percorso scolastico. […] Nuovamente, come per la competenza ricettiva, è il contesto scolastico a fornire l’input più rilevante […].

Si noti che allo Scrivere in lingua straniera è stata dedicata una sezione più ampia di domande.

Il 94% degli studenti ha in casa un dizionario monolingue cartaceo, di solito si tratta di un volume grande, a volte insieme a un tascabile (15%) o a un dizionario in più volumi (8%) o in tutti e tre i formati (7%). La percentuale è simile (leggermente più elevata: 96%) per il possesso di dizionari bilingui cartacei, con una netta prevalenza delle combinazioni italiano/inglese, italiano/francese e italiano/spagnolo […].

Il questionario – volto ad osservare cosa fanno gli studenti italiani della fascia 14-18 anni quando non capiscono una parola a scuola o nella vita quotidiana – fa emergere un quadro di assidui utenti della rete, che però non usano tutte le potenzialità del mezzo, non sfruttando, per esempio, le opzioni di ricerca avanzata di Google.

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