L’acero all’ombra di Dante o Dante all’ombra dell’acero? Il Vocabolario Dantesco in un ambiente di apprendimento virtuale

Carla Marello (2020), L’acero all’ombra di Dante o Dante all’ombra dell’acero? Il Vocabolario Dantesco in un ambiente di apprendimento virtuale, in Manni P. (a cura di), Quaderni degli Studi di Lessicografia Italiana, 14, Atti della giornata di presentazione del Vocabolario Dantesco, Firenze, Villa Medicea di Castello, 1° ottobre 2018, Firenze, Accademia della Crusca, pp. 123-140.

TESTO COMPLETO

[Estratto pagg. 123-125, 128,135]

All’interno di una campagna per far utilizzare di più da parte di docenti e studenti i numerosi dizionari digitali italiani liberamente accessibili in rete (cfr. Marello 2018 e Marello-Marchisio 2018), il Vocabolario Dantesco (d’ora in poi VD) si situa come strumento di grandi potenzialità didattiche.

Per ragioni estrinseche: l’opera dantesca si studia in tutte le scuole secondarie di secondo grado e Dante resta l’autore italiano per eccellenza nella cultura italiana e internazionale, perciò il VD ha un bacino d’utenza vastissimo.

Per ragioni intrinseche: si insiste molto sul ruolo di “padre della lingua italiana” rivestito da Dante, ma per far toccare con mano agli studenti che cosa ciò concretamente significhi il VD in rete, raggiungibile tramite cellulare, e quindi sempre a portata di mano, potrebbe essere davvero molto utile. Si aggiunga che il VD ha schede “a rilascio graduale”, ossia è leggibile per successivi approfondimenti, e perciò non spaventa l’utente inesperto che sia stato in classe introdotto una prima volta alla sua struttura.

La scheda del VD si può utilizzare in modi diversi a seconda dell’età e del profilo degli studenti (si veda oltre §2). Ottima decisione è poi quella di rendere disponibili l’index locorum, le corrispondenze, le note, l’autore della scheda solo al fruitore più motivato che clicca sulle rispettive opzioni per leggerle, mentre la visualizzazione standard passa immediatamente alle definizioni delle varie accezioni sotto cui appaiono i contesti relativi. […]

VD nasce digitale, si può anche visualizzare in formato stampa, ma per un uso scolastico all’interno di un ambiente di apprendimento virtuale, a cui si accede anche con un telefonino, la sua voce è decisamente più perspicua e permette al docente che voglia far fare esercizi in rete di convogliare meglio l’attenzione dello studente sulla parte informativa che vuole far notare. […]

In un mondo globalizzato e tecnologicamente orientato, lo studente può esser guidato ad apprezzare il fatto che le frequenze siano in primo piano e l’insegnante potrebbe appoggiarsi ai numeri per fare delle domande sul perché della frequenza maggiore in una cantica della Commedia di una determinata parola o sulla distribuzione della parola in tutte le opere in italiano di Dante. […]

Le corrispondenze, accessibili solo cliccando sull’omonima dicitura, sono una sorta di snodo con rinvii a tutte le risorse disponibili in rete che possono essere d’aiuto in quanto contengono il lemma e informazioni su di esso. Eventuali esercizi sulle corrispondenze richiedono studenti già più familiari con ricerche in basi di dati e dizionari in rete. […]

In occasione della presentazione del Vocabolario Dantesco, lunedì 1 ottobre 2018, nella Villa medicea di Castello, sede dell’Accademia della Crusca, erano state presentate delle proposte di esercizio in seguito discusse con alcuni insegnanti della scuola secondaria italiana e semplificate sulla base dei loro suggerimenti. Ne è risultata la batteria di otto domande riprodotta in Appendice A. Al gruppo di ricerca della prof. Marina Marchisio e in particolare alla dott.ssa Marta Pulvirenti si deve l’implementazione in rete del test: senza il loro aiuto Dante, vari dizionari fra cui il VD e Maple non avrebbero interagito.

L’obiezione più forte viene dalla tradizione di insegnare nei licei una cantica della Commedia per anno: perciò una lettura trasversale a partire da parole si scontrerebbe con il non aver ancora affrontato certi canti. Abbiamo cercato di ovviare scegliendo passi che riteniamo famosi a prescindere dal programma e proponendo delle risposte a scelta multipla che una generica conoscenza della Commedia dovrebbe consentire di comprendere. Resta comunque il fatto che proponiamo le domande non come domande in sé non modificabili, ma come modelli di domanda adattabili nei contenuti alle esigenze della singola classe. Le domande, preparate con questo sistema di valutazione automatica integrato con la piattaforma Moodle, presentano il vantaggio che possono essere facilmente clonate, modificate e adattate alle diverse tipologie di studenti. Per gli scopi originari del progetto “Esplora con i dizionari digitali” – che mira soprattutto ad accrescere le abilità di consultazione dei dizionari in rete – la batteria di esercizi si configura tutta interessante perché lo studente deve imparare/sapere in quale parte della microstruttura della voce lessicografica cercare l’informazione che lo può aiutare a rispondere. […]

[S]i spera d’aver mostrato che all’ombra dell’acero, cioè all’interno di un ambiente di apprendimento virtuale come Maple®, la classe può ripassare e riflettere su Dante, dedicando invece le ore in presenza ad argomenti danteschi complessi non riducibili a domande con correzione automatica.

0 0 votes
Article Rating
2 Commenti
Oldest
Newest Most Voted
Inline Feedbacks
View all comments
Giuseppe Noto
Giuseppe Noto
1 anno fa

L’intervento di Carla Marello mi pare davvero un punto di partenza fondamentale per ragionare oggi sull’insegnamento della lingua e della letteratura italiana nella scuola secondaria di secondo grado.

Con l’occhio puntato alla prima delle competenze chiave indicate come obiettivi dal quadro normativo europeo, ovvero la comunicazione nella madrelingua, provo a indicare qui (in sintesi per motivi di spazio) due tra le maggiori emergenze educative cui la Scuola oggi si trova a far fronte, e che a mio parere avrebbero bisogno di un approccio da parte dei docenti più strutturato e consapevole dal punto di vista filologico e linguistico, come ben coglie Marello nel suo intervento.

1) La non educazione linguistica. Parlo ovviamente del non raggiungimento della fondamentale competenza del “plurilinguismo” sul piano della diafasia e della diamesia, anche perché da questo discende la difficoltà da parte dei nostri studenti di decodificare correttamente la massa di informazioni cui sono sottoposti. Alludo alla cattiva informazione, ma alludo soprattutto all’informazione volutamente distorta: quello delle fake news, infatti, sta diventando un problema sulla cui gravità ˗ finanche sul piano della tenuta democratica delle nostre comunità ˗ non sarà necessario insistere.

2) La “dimensione” dei nostri adolescenti. Gli aspetti psicologico-relazionali dei nostri studenti sono sempre più legati alla pura sincronia, a causa della progressiva perdita di senso della storia (e di quanto le discipline filologiche abbiano da dire dal punto di vista dell’educazione alla storia qui possiamo solo accennare, per motivi di spazio: penso soprattutto ai temi di linguistica storica): con tutto ciò che ne discende in termini di dimensione egocentrata, ovvero centrata su stessi o al massimo sul proprio gruppo di appartenenza. Tra le conseguenze sul piano educativo (che non esito a definire devastanti) di un simile quadro, emerge in particolare il problema degli usi comunicativi degli adolescenti. Le competenze nella madrelingua è nelle lingue straniere è anche capacità di relazione, mentre mi pare evidente che, se io sono schiacciato sul mio gruppo di appartenenza, gli altri e gli altri gruppi costituiscono entità che possono essere annullate, umiliate, devastate: si pensi al cosiddetto hate speech, un tema quanto mai urgente.

Tutto questo oggi non può non far parte della Scuola: in caso contrario, l’insegnamento dell’Italiano (come Marello ci ha insegnato) rischia di diventare semplicemente ed esclusivamente un mezzo attraverso il quale noi docenti ci illudiamo di perpetuare le nostre spesso impressionistiche (e quasi sempre soggettive) passioni (o conoscenze, che dir si voglia…).

Rita Librandi
Rita Librandi
1 anno fa

Il contributo di Carla Marello alla giornata di presentazione del Vocabolario dantesco (VD) ha il merito di spostare l’attenzione sulle ricadute didattiche che una tale impresa può avere. A differenza di quanto avviene con un’opera come l’Enciclopedia dantesca, da considerarsi ancor oggi strumento insostituibile, il VD «nasce digitale» e ciò comporta vantaggi indiscutibili. La possibilità, per esempio, di visualizzare subito la frequenza con cui un termine ricorre nella Commedia può offrire all’insegnante lo spunto per ragionare sul perché una parola ricorra così raramente o così frequentemente nei versi di Dante, intrecciandone le possibili motivazioni con considerazioni di ordine storico, culturale, linguistico, retorico, metrico e così via. Può portare anche al confronto dell’uso di un termine in una o nell’altra cantica e può servirsi di altri strumenti in rete, come, per esempio, il Dante search, per verificarne la presenza in altre opere dantesche.
L’autrice mette, tuttavia, in guardia dal ricorso nelle scuole, sia pure con studenti degli istituti secondari, di molti preziosi repertori lessicografici e corpora oggi consultabili in rete, non solo e non tanto per la difficoltà di comprenderne le potenzialità d’uso, ma perché nello studio dell’opera letteraria vanno valorizzati molti altri aspetti.
L’autrice illustra una prima sperimentazione svolta nelle scuole utilizzando il VD e ricorrendo a esercizi proposti e discussi con gli insegnanti in occasione della resentazione
dell’opera. I quesiti posti agli studenti (e riprodotti in appendice al contributo) sono un ottimo esempio di come stimolare sia la riflessione sul valore grammaticale, sul significato e sulla pregnanza di una parola dantesca in uno o nell’altro contesto, sia una più ampia attenzione metalinguistica. È certamente di grande produttività utilizzare il testo letterario per considerazioni che, anche nel confronto tra italiano antico e contemporaneo, favoriscano la conoscenza della lingua, ma non va dimenticato che il compito spesso più difficile del docente è suscitare un interesse autentico per la letteratura del passato e ancora più provocare un piacere della lettura che dovrebbe durare nel tempo, conducendo anche alla curiosità per i testi della letteratura contemporanea.
Gli obiettivi specifici di apprendimento del secondo biennio raccomandano ai docenti di
percorre in diacronia i diversi fenomeni letterari, evitando però ogni generico nciclopedismo. Le difficoltà vissute dagli insegnanti a causa del poco tempo a disposizione, della necessità di coprire un arco temporale vasto e di continuare a curare con estrema attenzione le competenze linguistiche inducono frequentemente a evitare l’enciclopedismo solo attraverso la “tecnica”, finendo con il dimenticare il valore culturale della letteratura, la sua capacità di indurre al ragionamento, alla lettura del mondo e alla riflessione su sé stessi e sugli altri. Nell’ansia, il più delle volte giustificata, di tenere tutto insieme, il testo letterario viene minutamente sezionato, privilegiando l’analisi delle figure retoriche, la critica testuale e, assai più raramente, l’esame linguistico: tutte cose importanti, ovviamente, ma che per molta parte potrebbero esse rinviate, come si diceva, a fasi successive della formazione. A tutto ciò contribuisce anche la necessità di misurare conoscenze e competenze: le idee, le riflessioni, la capacità di ragionare che genera la
lettura diretta dei testi sono più difficili da misurare: mentre è più facile stabilire se lo studente abbia riconosciuto una figura retorica o, per esempio, la presenza del cosiddetto “narratore onnisciente”. Non molto tempo fa Claudio Giunta ha giustamente osservato come nella scuola si sia lentamente sedimentata un’idea universitaria di letteratura, che risolve l’insegnamento nell’analisi dello specifico letterario, decifrabile solo attraverso alcuni metodi e tecniche. La convinzione non detta è che se gli studenti si appropriano di alcuni modelli di analisi e ancor più del gergo legato a tali modelli acquisiscono la competenza necessaria, ma la conseguenza negativa è che spesso non avranno un’autentica contezza del testo analizzato e talvolta non ne ricorderanno neppure la trama.
In realtà, l’insegnamento linguistico e quello letterario dovrebbero trovare dei punti di incontro ma dovrebbero avere anche spazi ben distinti; la riflessione metalinguistica ha ricadute positive se svolta sull’opera letteraria tramite, per esempio, l’uso del VD e nei modi suggeriti da Carla Marello, ma non va dimenticato che il ragionamento lento, approfondito e costante sulla lingua dovrebbe concentrarsi principalmente su testi non letterari.